I manager del futuro

Innovation manager

Figura chiave del futuro è essenzialmente “un vettore di cultura e di conoscenza innovativa”. A questa figura è richiesta capacità di visione e di anticipazione, oltre che curiosità e gestione del rischio. Dotato di skills digitali, l’innovation manager si contraddistingue per la ricchezza di competenze trasversali e di processo, necessarie a traghettare l’impresa verso i profili produttivi più moderni. Il background scientifico è uno dei requisiti costitutivi di queste professionalità alle quali è demandato il compito di dare un impulso alla crescita e alla competitività delle imprese industriali. Queste le cinque caratteristiche di questo ruolo: pensiero innovativo, apertura alla contaminazione culturale e organizzativa, digital skills e competenze ICT, lean management, sensibilità per la digital brand awareness e reputation

Temporary manager

E’ la figura che meglio si adatta alle esigenze di flessibilità e di raggiungimento di obiettivi nel breve periodo. A questo tipo di professionista, l’impresa si affida temporaneamente per la gestione di una situazione di discontinuità o di parte dei progetti definiti negli obiettivi aziendali allo scopo di massimizzare la performance aziendale. Il vincolo è connesso solo all’obiettivo. Il mezzo sono le competenze. Chi si candida a una posizione del genere deve avere una visione completa dei processi aziendali e deve possedere anche requisiti umani particolari di elevato livello, che spaziano dalla stabilità emotiva alle capacità di analisi e di individuazione delle soluzioni. Dalla competenza su tematiche economiche e finanziarie fino alla capacità di innovare una organizzazione e motivare le persone che vi operano. Ecco le cinque peculiarità del ruolo: fiuto per nuove attività e prodotti, crisis management, gestione dei passaggi generazionali. capacità di analisi e individuazione delle soluzioni, capacità di innovare l’organizzazione interna.

Export manager

E’ una figura chiave per le imprese italiane di piccole e medie dimensioni che aspirano a posizionarsi sui mercati esteri, soprattutto per il settore del Made in Italy, che è un vettore fondamentale per l’internazionalizzazione delle filiere produttive e che, per essere competitivo, non può fare a meno di risorse manageriali altamente qualificate. La mission del professionista dell’export è aggredire nuovi mercati e, quindi, individuare le principali opportunità di business e nuove reti di vendita. In definitiva, analizzare e battere la concorrenza attraverso la costruzione di rapporti istituzionali privilegiati con i partner locali. Oltre alla conoscenza di strategie di marketing, l’export manager deve possedere l’attitudine a lavorare per progetti, oltre alla capacità di tessere relazioni e di operare in contesti internazionali non strutturati. Infine, completa il profilo una conoscenza delle tecniche di transazione e negoziazione che presuppongono anche know how in materia legislativa e normativa. Queste devono essere le cinque caratteristiche che deve possedere un buon export manager: esperienza e formazione internazionale, capacità relazionale e linguistiche di spicco, supply channel management, conoscenza delle strategie di marketing, padronanza della legislazione e delle norme di paesi esteri.

Manager di rete

Questa figura professionale non partecipa alle decisioni delle singole imprese, che a livello imprenditoriale restano autonome, ma le aiuta ad agire in sinergia in un contesto di osmosi e filiera che è tipico dei distretti industriali. Un manager super partes, di cui non si può fare a meno se si vogliono ottimizzare costi e servizi massimizzando il business comune, e al quale si richiede di generare valore per tutte le aziende interessate. Le qualità del manager di rete sono principalmente “soft”: deve infatti saper governare le relazioni e mediare tra le diverse esigenze. Essenzialmente, creare empatia. È una figura a cui chiede di dirimere dispute e superare le resistenze al cambiamento senza perdere la governance condivisa di cui è investito. Il manager di rete deve quindi mettere in pratica qualcosa di più complesso del problem solving: “gestire processi democratici” all’interno di un organismo per nulla gerarchico come la rete. Senza, ovviamente, tralasciare altre competenze più hard, quali efficienza, capacità organizzativa, project management e business intelligence. Ecco le cinque peculiarità del ruolo: attitudine alla mediazione e cooperazione, spiccata capacità relazionale ed empatica, project management e problem solving, capacità di esercizio di “governance condivisa” e leadership positiva, strategia di sviluppo e creazione di valore.

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