Nuovi modi di trovare lavoro nella gig economy

Mai sentito parlare di gig economy? Per gig economy si intende un modello economico sempre più diffuso dove non esistono più prestazioni lavorative continuative, il tanto ambito posto fisso, con contratto a tempo indeterminato. Il termine gig economy sebbene per alcuni di noi possa sembrare nuovo, in realtà è stato coniato già un po’ di tempo fa, precisamente nel gennaio del 2009 e prende forma da un modo di dire americano gig, con cui la gente del posto si riferisce a un lavoretto, piccolo incarico provvisorio. Di fatti, oggi stiamo assistendo a un nuovo modo di concepire il lavoro e il modo di lavorare: la nuova generazione Z , ovvero i ragazzi nati tra il 1995 e gli anni 2000, concepisce il lavoro come un qualcosa di divertente, innovativo e vario; preferisce lavorare on demand, ovvero su richiesta del cliente; scegliendo di lavora da freelance per attività temporanee, part time; piuttosto che come dipendente di un azienda.

Nell’era della “gig economy” il confine tra vita e lavoro non è ben definito a causa degli strumenti tecnologici che sono diventati talmente invasivi da accorciare ogni forma di distanza. Questo comporta un cambiamento delle loro aspettative lavorative, c’è un forte desiderio di far interagire la propria vita personale con quella lavorativa; cambiano anche le modalità di ricerca del lavoro. Infatti, sono aumentate le piattaforme digitali dove puoi cercare lavoro a seconda delle tue competenze personalizzando l’incontro tra domanda e offerta. Ad esempio, se sei uno studente universitario e vuoi arrotondare puoi iscriverti a TaskHunter , offrire il tuo supporto, scegliendo tra una miriade di attività; se sei appassionato di lavori fatti a mano puoi venderli su Etsi; se hai competenze nella comunicazione, traduzioni, risorse umane, puoi offrire i tuoi servizi su Fivver. Sebbene per alcune tipologie di lavori sia richiesta la presenza fisica, altri lavori possono essere svolti direttamente da remoto, entrando in contatto con persone provenienti da qualsiasi parte del mondo;  il criterio di vicinanza è una variabile determinata nel matching tra domanda e offerta.

Trovare lavoro sui social
Un altro strumento molto potente per trovare lavoro sono i social.
I social media rappresentano un cambiamento nel modo in cui si comunica, si collabora e in cui si condivide esperienza; un nuovo modo per trovare un efficace forza lavoro. Basta pensare a Linkedin, il professional social network per eccellenza. Nato per mettere in contatto colleghi, ex colleghi e professionisti, ha superato in 8 anni i 7 milioni di utenti. Per trovare lavoro su Linkedin non basta avere un semplice profilo, ma è necessario creare relazioni ed entrare in contatto con professionisti di settore, referenti HR, seguire aziende, gruppi e candidarsi alle relative opportunità di lavoro, in linea con le tue con le tue ambizioni e competenze professionali.

Poi c’è Facebook Jobs la nuova piattaforma di Facebook lanciata negli Stati Uniti e Canada, strumento che consente a chi usa il social di creare annunci di lavoro e di candidarsi direttamente attraverso il tasto Apply now.

Le piattaforme digitali aiutano a essere più efficienti nell’congiungere domanda/offerta e gli algoritmi di selezione aiutano a trovare velocemente un candidato in linea con la posizione ricercata.

I pro e i contro della gig economy
La gig economy ha i suoi pro e contro. Tra i vantaggi possiamo elencare la capacità di avvicinarti al mondo del lavoro in maniera flessibile, consentendoti di poter scegliere tra le mansioni più adatte alle tue capacità; ti permette di lavorare spesso in totale autonomia, di avere una ricompensa.
La gig economy è più meritocratica perché ogni prestazione è valutata da chi l’ha acquistata e può decidere di interrompere il tipo collaborazione quando vuole. Tuttavia le perplessità su questa nuova economia sono tante. In primis, non sembra essere una scelta consapevole ma frutto della difficoltà di trovare un lavoro stabile. Non comporta una stabilità remunerativa perché i compensi medi non raggiungono un salario costante. Molte sono anche le riflessioni che dovrebbero esser fatte sulla sicurezza sul lavoro e gli aspetti normativi che sembrano essere trascurati.

In Italia i lavori  cosiddetti non-standard, cioè i lavori temporanei, part-time e autonomi raggiungono il 40% e sono in crescita rispetto ai classici lavori subordinati e a tempo indeterminato.

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